STORIA E TRADIZIONE

Il rito funebre o funerale è il rituale civile o religioso che si celebra in seguito alla morte di una persona.

Gli usi e le tradizioni dei riti funebri variano in funzione del luogo, della fede religiosa o della volontà espressa in vita dal defunto oppure dal desiderio dei suoi congiunti. Il termine deriva dal latino funus, che ha molti significati ma che probabilmente associa il rito all’azione del calare il corpo nella sepoltura con delle funi.

Anche le civiltà più antiche hanno sempre attribuito una grande importanza al culto dei morti, nel segno del tempo e della tradizione.

 

GRECIA ANTICA

La sepoltura ai morti era uno dei supremi doveri dei vivi che rispettavano le leggi degli dèi.

Il corpo del defunto non doveva essere lasciato in pasto a cani e uccelli rapaci, altrimenti la sua anima (psyché) non avrebbe potuto raggiungere l’Ade, il regno dei morti, e sarebbe stata costretta a vagare ed a diventare uno spettro malvagio.

Il cadavere veniva lavato, unto con balsami e avvolto in una tela o sudario; poi il defunto veniva esposto su una barella o un’impalcatura (catafalco). Ai lati della salma si disponevano successivamente i cantori, i parenti, gli amici e, soprattutto, le donne della famiglia. Queste intonavano il lamento funebre, un canto di lutto a voci alternate a cui faceva eco il coro di gemiti e di pianto di tutti i presenti.

Il periodo dell’esposizione del defunto poteva variare; nel caso di una lunga esposizione, come per la morte di un re o di personaggi importanti, si procedeva a una forma di imbalsamazione provvisoria.

Al termine del periodo fissato si celebrava un sacrificio in onore del defunto: il sangue degli animali uccisi veniva cosparso intorno alla salma, mentre le carni erano utilizzate per il banchetto funebre.

Successivamente si procedeva al rogo oppure alla sepoltura.

Nel primo caso il cadavere veniva posto su un carro a quattro ruote e portato al luogo della sepoltura con l’accompagnamento di un corteo di donne piangenti e di una lunga fila di carri di guerrieri.

I parenti prossimi erigevano il rogo sul quale collocavano la salma. Poi sacrificavano alcuni animali, con il grasso dei quali cospargevano il cadavere; attorno a esso erano posti anche vasi di miele e ampolle d’olio. La pira veniva quindi incendiata; quando tutta la legna era consumata, le braci venivano spente con il vino. Le ossa erano poi raccolte, cosparse con strati di grasso e deposte in un’urna. L’urna, avvolta in un drappo, era calata in una fossa che veniva sigillata con grandi lastroni di pietra. Sopra di questi si gettava la terra a formare un tumulo sul quale poteva essere eretta una stele.

Nei casi in cui veniva praticata, anziché il rogo, la sepoltura, la salma veniva calata in una fossa rettangolare e accanto al cadavere venivano deposti le armi, i gioielli e utensili di uso comune. Talvolta sulla tomba veniva collocata un’urna senza fondo attraverso la quale pervenivano al defunto le offerte dei familiari e le libagioni di vino e di miele.

In onore del defunto potevano essere indetti giochi funebri, al termine dei quali erano consegnati ai vincitori ricchi premi messi in palio da parenti e amici.

I giochi funebri avevano il duplice scopo di celebrare la memoria del defunto e di esaltare la ricchezza e la potenza dei sopravvissuti che li avevano organizzati.

 

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